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Disponibile in un ricco cofanetto dvd Diaspora, ogni fine è un inizio, distribuito da Luce Cinecittà. Un lungo percorso che prende avvio dalla fotografia di una famiglia ebrea molto coesa che si dissolve a causa delle leggi razziali fasciste. Sulle tracce dei discendenti  in America e in Israele, si muove la protagonista Marina Piperno, in "un viaggio che ha una valenza identitaria, di recupero affettivo", sottolinea il regista Luigi Faccini, suo compagno di vita e lavoro. Marina Piperno, dopo aver trascorso una vita dietro la macchina da presa, come produttore (prima donna in Italia a misurarsi con una professione tipicamente maschile), in questo film diventa narratrice  e testimone, ripercorrendo la saga travolgente della propria famiglia, dall’alba delle leggi razziali promulgate dal regine fascista nel 1938, ad imitazione di quelle hitleriane, fino ad oggi, quando i cugini americani, israeliani ed europei, rintracciati durante il suo viaggio transcontinentale, sono già di terza generazione. Diaspora, ogni fine è un inizio è anche il percorso di Marina Piperno, spesso commovente, alla conquista di una più solida identità ebraica, depurata delle scorie dell’assimilazione e arricchita dalle affettività famigliari che riteneva perdute, scoprendo nei suoi parenti una profonda nostalgia del paese dal quale provenivano nonni e genitori. Frugando nella memoria fotografica e nei documenti delle famiglie a lei apparentate, sovrapponendovi le immagini spesso festose dei discendenti, ebrei moderni e cosmopoliti, gente studiosa e affermata, Marina mescola passato e presente, vivificando l’uno e l’altro in modo sorprendente, facendo emergere la tenace resilienza ebraica e la sua infinita varietà identitaria.

Il cofanetto è in vendita sui principali negozi online (Ibs, La Feltrinelli, Amazon, Mondadori), nei megastore Feltrinelli e nelle librerie, e contiene quattro dvd della durata complessiva di 240 minuti, suddivisi in sei capitoli: 80 anni dopo; Stati Uniti d’America, land of opportunities; Il deserto che fiorisce; Noi qui, prima di Giulio Cesare; Quando Ari Lev Fornari incontrò Simone Piperno; Ogni fine è un inizio.

Tutto comincia con una fotografia che ritrae i membri delle famiglie ebree Piperno, Sonnino, Fornari, Bises e Di Segni nell’autunno del 1938, l’anno delle leggi razziali, riuniti ad Anzio insieme per l’ultima volta. Molti, non tutti, lasceranno l’Italia in tempo. Sulle tracce dei discendenti, fino alla terza generazione, in America e in Israele, e del loro passato italiano si muove Marina Piperno. Il film parte da Pitigliano e prosegue a New York, nel deserto del Negev, al mausoleo di Ben Gurion, a Gerusalemme, Tel Aviv, Boston, al ghetto di Roma.

“Il titolo iniziale era Tracce d’amore perché il film partiva da questa fotografia di una famiglia molto coesa che si dissolve a causa delle leggi razziali - spiega Faccini - Sono un frequentatore di archivi fotografici, m’innamoro della gente guardando le loro facce e vestiti con la lente d’ingrandimento. Sfogliando questi album di fotografie c’erano tutte queste presenze in qualche modo perdute, famiglie partite per l’America con le quali i rapporti si erano fatti labili. Marina ha avuto bisogno non solo di rafforzare la propria identità ebraica, anche se lei è laica e non ortodossa, un’ebrea che ha perso il filo religioso ma ha conservato il rispetto e la passione per il popolo di cui fa parte”. Un viaggio che per la protagonista ha una valenza identitaria, di ricostruzione della densità affettiva di una famiglia. Di qui il titolo originario, Tracce d’amore. “Roberto Cicutto, che è stato allievo da Marina, ci ha proposto un titolo più energico, che suggerisse meglio ed è venuto fuori Diaspora come entità vera, perché le famiglie fuggono e si salvano solo grazie ai soldi - dice Faccini - Con una sorta di sottotitolo, Ogni fine è un inizio, nel senso della continuità ebraica. Nonostante la Shoah, nonostante le persecuzioni si afferma questa enorme capacità di sopravvivenza, una tenacia che non viene soltanto da capacità commerciali o imprenditoriali, ma dal fatto che non c’è un ebreo che sia analfabeta: tutti studiano, un po’ meno le donne perché c’è un privilegio nei confronti dei maschi”.

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